ANNO 16 n° 99
Est Moda In Rebus
La moda piange
Elio Fiorucci
>>>>> di Mr. Alpha <<<<<
22/07/2015 - 00:01

di Mr. Alpha

VITERBO - La moda piange Elio Fiorucci. Lo stilista più anticonformista e più all’avanguardia del panorama italiano è stato trovato morto lunedì scorso nella sua abitazione milanese. Pioniere di uno stile provocatorio, innovativo e giovanile, Fiorucci verrà per sempre ricordato come una delle più geniali personalità della moda tricolore.

Nato a Milano il 10 maggio del 1935, Fiorucci apprese il senso degli affari e la passione per il fashion business nella bottega paterna: il padre possedeva infatti un negozio di pantofole in Corso Buenos Aires a Milano dove il giovane Elio iniziò a lavorare sin da giovanissimo.

La svolta ci fu nel 1965 in seguito ad un viaggio a Londra dove tra Carnaby Street e Kings Road la vocazione rivoluzionaria dello stilista fu stimolata dalla cultura della Swinging London, dai Beatles e dalla minigonna di Mary Quant. Tornato a Milano con un carico di nuove idee, Fiorucci aprì il proprio negozio nel 1967 nella celebre San Babila. Più che un negozio d’abbigliamento il Fiorucci di Milano era un concept store d’avanguardia dove era possibile trovare pezzi unici provenienti dai mercatini di tutto il mondo.

Tra jeans attillati, pantaloni leopardati, camicie a fiori e minigonne andava in scena quella rivoluzione culturale che ha cambiato per sempre la gioventù italiana e non solo. Il successo del punto vendita del capoluogo lombardo fu replicato qualche anno dopo a New York. Nel 1976, infatti, Elio aprì il suo secondo negozio nella Grande Mela ospitando tra le proprie mura Andy Warhol, Truman Capote, Madonna ed un giovanissimo Marc Jacobs che di pomeriggio in pomeriggio si recavano sulla 59esima strada attratti dai colori, dalla creatività e dalle proposte innovative che lo stilista italiano aveva portato a New York.

Padre della moda democratica, tanto in voga in questi anni, Fiorucci sdoganò lo street style da sottocultura giovanile trasformandolo in una corrente di pensiero universalmente riconosciuta. Nel 1984, in anticipo di anni luce rispetto ai ''rivali'', il creativo milanese ospitò Keith Haring facendogli dipingere con i propri graffiti gli interni del negozio in San Babila e attirandosi così le antipatie dei peggiori benpensanti che lo accusarono di portare ''gli imbrattatori nel centro di Milano''.

Dopo aver venduto il proprio marchio ai giapponesi di Edwin nel 2003, Fiorucci si dedicò a collaborazione sporadiche con altre aziende mantenendo sempre alto il livello di creatività a innovazione. D’altronde il genio non è questione di età, ma di attitudine. E lui ne era la conferma. Ci mancherai Elio.





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